martedì 30 giugno 2009

Mover "Fly Casual"



Ci sono dei dischi che colpiscono per belllezza e capacità di conquistarti, altri che invece stupiscono per un sanso di disastro che ti coglie già al primo ascolto. Ecco, questo è il nostro caso. I Mover venivano da un buon primo disco dove erano riusciti in modo più che egregio a coniugare movenze pop inglesi a sonorità soul e funk americane, ma il tutto filava davvero bene, anzi, in certi brani non si potevano non essere trascinati dal ritmo e da ritornelli davvero incisivi. Beh, sta di fatto che attendevo con ansia questo secondo disco, ma mai attesa fu più disillusa.
Un disco pessimo. E giuro non scherzo. Bolso, noioso, senza idee, senza ritmo, senza melodie. Giusto per capirsi, immaginatevi di guardare una puntata di Starsky & Hutch, il mitico telefilm poliziesco anni 70 che aveva come colonna sonora un buon funky, ecco, però la puntata la guardate al rallentatore....avete 1 idea adesso di come suona la musica dei Mover in questo disco? Rock funk soul ai 2 all'ora. Terribile. Anche se, come leggete dalla recensione qui sotto, non tutti la pensano come me.(2001 Superior Quality)

C'erano una volta gli Small Faces... La storia dei Mover riprende esattamente là da dove il gruppo di John Ruscoe e Sam Hazeldine l'aveva lasciata nel '98 con un felice eponimo album d'esordio che riassumeva brillantemente canoni pop in voga nella Londra dei tardi anni Sessanta. Le buone vecchie abitudini sono dure a morire e il nuovo "Fly Casual" non è altro che l'ennesima conferma di quell'adagio popolare.
Ci riferiamo ovviamente all'impronta classica di queste canzoni, al loro taglio marcatarnente melodico e alle venature northern soul che ne attraversano spesso e volentieri i temi melodici e gli arrangiamenti, una sorta di marchio di fabbrica al quale il quartetto londinese non ha voluto assolutamente rinunciare nemmeno in questa circostanza. Felicemente recidivi, insomma, come da quelle stesse parti si sono più volte dimostrati gli Ocean Colour Scene e il loro mentore Paul Weller, al quale - siamo pronti a scommetterci- un giorno non dispiacerebbe certamente di poter fare spazio intorno a lui ad una backing band di questa levatura. E a canzoni come "Charly Brown", "That's It", "Fatwa", "Good Business", "JImmy Two Times" e "Original Swedish" titoli che affacciano in maniera più che manifesta l'intenzione di aggiornare il ricco catalogo soul beat locale al gusto contemporaneo senza per questo cedere un solo palmo di terreno a sonorità sintetiche e ritmi digitali. O ancora più facilmente a "Hit The Switches" una ballata che ha la statura e il passo dei singolo d'alta classifica, forse l'episodio più felice di un album che non poteva rilanciare in maniera più autoritaria le azioni dei Mover. (http://www.musicclub.it/)

- Charlie Brown
- That's It
- You The Man
- Step Lively
- Fatwa
- Good Business
- Deep Fat Fry
- Jimmy Two Times
- Fizzy
- Hit The Switches
- Original Sweet Dish



MOVER

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