giovedì 9 luglio 2009

Cast "All Change"





Questo disco dei Cast l'ho postato in onore di mio fratello Davide (talentuoso batterista dei Romero), che quando era più piccino, ogni volta che faceva una compilation ci buttava dentro un pezzo dei Cast e posso capirlo. Questa è proprio la musica che piace ai bambini che si affacciano al brit pop...melodica, pimpante, solare, Who dipendente, con un batterista che picchia come un forsennato e un cantante che ha una faccia che diverte solo a guardarlo. Nessun impegno nel mondo dei Cast, solo una costante ricerca del ritornello vincente, dei cori azzeccati e davvero i singoli qui vanno che è un piacere, pure la ballatona Walkaway che spezza un pò il ritmo bello andante del disco! Limitatevi a questo disco di questa formazione, perchè poi sostanzialmente non aggiunge più nulla a quanto qui detto, anzi, perderà in potenza per aumentare le ballate, ma con scarsi risultati direi. (1995 Polydor)

Piero Scaruffi dice la sua:

Il Brit-pop regredi` al Merseybeat con i Cast, formati a Liverpool da John Power sulle ceneri degli La's.
Gli La's del cantante e chitarrista Lee Mavers (Power vi suonava il basso), venuti alla ribalta nel 1987 con il singolo Way Out, avevano destato sensazione con il pregevole album di debutto, La's (Go Discs, 1990), che conteneva il loro capolavoro, There She Goes. Il disco profumava di Hollies e Searchers, e spinse la stampa Britannica a definirli "il piu` grande gruppo dell'universo".
I Cast continuarono quell'idea con le figurine d'epoca di All Change (Polydor, 1995), in particolare Alright, Finetime e Promised Land. L'influenza maggiore era quella degli Who, in particolare sui riff selvaggi e sul batterismo frenetico. Il singolo Flying e` degno corollario dell'album.

Cast's All Change serves as the perfect antidote to the inner rage fueling much American alternative rock -- it would be hard to imagine a more gloriously upbeat backbeat of a guitar pop record, one that appeals to the eternal adolescent in each of us. The group's pedigree derives from good stock, founder John Power having served time with another fine Mersey combo the La's. But Cast transcends the hackneyed expectations of its environment, structure, and genetics through sheer, relentless quality of songcraft and performance. No sooner has one wide-eyed, hook-infested injection stormed the synapses demanding total capitulation than another of equal potency lines up to take its place. Cast vocals recall Small Faces-era Steve Marriott fused, in places, to Suede's Brett Anderson. There's a soft-psych feel to several tracks (try "Sandstorm") that calls to mind "Pictures of Matchstick Men"-era Status Quo; Cast has clearly assimilated several volumes of Bam Caruso's Rubble and A.I.P.'s Electric Sugarcube Flashbacks series, without sacrificing its power-Mod backbone. Production is brittle and uncluttered. On the lyrics front, all is positively cheery, anthemic stuff about truth, honor, living well, having fun and getting the girl, delivered exuberantly enough to strip away several coats of accumulated cynicism and almost make you believe it's possible. Two favorites are the shifting falsetto angst anthem "Tell It Like Is" and the ballad "Walk Away" -- a clue to how Mott the Hoople's "Roll Away the Stone" would have come out recorded in 1967. (Roch Parisien, All Music Guide)


- Alright
- Promised Land
- Sandstorm
- Mankind
- Tell It Like It Is
- Four Walls
- Fine Time
- Back Of My Mind
- Walkaway
- Reflections
- History
- Two Of A Kind

CAST

1 commento:

  1. Gruppo assurto a simbolo dell’immediatezza e della spensieratezza del britpop (paragonabili ai primissimi Supergrass), a differenza di quest’ultimi non seppero crescere in maniera adeguata dal punto di vista sonoro e compositivo.
    A mio avviso il leader Power non era dotato di un gran talento musicale, quindi una volta inasprita la vena melodica il percorso artistico dei Cast subì una brusca frenata, specie dal punto di vista delle vendite e della popolarità (tra l’altro raggiunta anche per la precedente militanza del cantante nel gruppo leggendario dei La’s, dove però il vero deus ex machina era Lee Mavers, un autentico genio e sregolatezza!).
    Disco buono per un’istantanea, rappresentativo di un’epoca davvero feconda e felice per la musica brit tout court

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