lunedì 6 luglio 2009

Scisma "Armstrong"





Sorrido. Si. Perchè non so cosa dire. O meglio, saprei cosa dire ma si rischia di partire per la tangente e non finire più, potrei scrivere pagine e pagine di lodi, esaltazioni, aneddoti, trasferte, baci e abbracci e anche che sono pure nei ringraziamenti del cd(!!). Parla la musica in questo caso, parla l'incantevole voce di Sara, parla la sensibilità di Paolo, parla l'originalità di un gruppo che sapeva mischiare le carte dell'indie creando emozioni forti e sincere, perchè, e qui chiudo, il talento più puro era alla base di questo incredibile gruppo. E ci mancano. (1999 EMI)

Dopo due anni di attesa tornano sul mercato gli Scisma, sestetto lombardo già lodato al momento dell'esordio su major che si intitolava "Rosemary plexiglas" e faceva ben sperare per il futuro. I quattro pezzi presenti sul vinile "Vive le roi" avevano già fatto intuire come la cifra stilistica della formazione non fosse variata in questo periodo passato in studio, sicchè "Armstrong" prosegue il discorso del disco precedente e, se possibile, lo amplia.
Come già scritto in altre occasioni, il gruppo di Benvegnù & co. ha un approccio molto simile a quello dei Radiohead (ascoltare "Jetsons high speed" per credere), perché capace di sperimentare sui suoni per partorire 'nobilissime canzoni pop' che sono piccole perle nel panorama rock italiano. E se i diffidenti pensavano che l'apporto (mancato) dell'Agnelli 'nazionale' fosse fondamentale per il loro sound, questi 12 brani prodotti da G. Ferrario (in forza ai Lula) e dallo stesso Benvegnù smentiranno ogni possibile malelingua.
L'album si apre con "Tungsteno", brano dalle ritmiche incisive e scelto, non a caso, come singolo apripista; ma è al resto del disco che bisogna prestare attenzione: "I'm the ocean", che ricorda alcune cose di Robert Wyatt, è un affresco che si avvale della tromba di Roy Paci ed è forse una delle ballate più toccanti scritte dall'ensemble. È invece provocatorio il pezzo intitolato "Troppo poco intelligente", dove la voce di Sara sembra insinuarsi pian piano nella testa dell'ascoltatore per poi esplodere nel ritornello che recita: "Ringrazio Dio che mi ha fatto troppo poco intelligente". Stessa struttura la si ritrova in "Giuseppe Pierri", anche se in questa traccia è Benvegnù a fare da lead vocalist.
Tuttavia non mancano i classici pezzi che caratterizzano lo stile della band: "Simmetrie", "L'innocenza", "L'amour" e la title-track rendono in pieno il concetto, mentre "E' stupido", come anche la successiva "L'universo", hanno varie sfaccettature perché in bilico tra gli inserti pianistici di Michela Manfroi e i climax sonori fatti di chitarre aggressive e ritmiche spiazzanti. Il tutto condito, ovviamente, dalle prove vocali 'anticovenzionali' della premiata coppia già presentata.
Ma in fondo è "Armstrong" per intero ad essere tanto 'anticonvenzionale' quanto bello per i suoni che propone. In questo panorama rock dell'Italica nazione servono dischi del genere per rivitalizzare periodicamente una scena che ha bisogno di carburante per proseguire sui binari che non siano più solo quelli dell'underground. (Faustiko - Rock.it)

- Tungsteno
- L'innocenza
- I am theocean
- Troppo poco intelligente
- L'amour
- Giuseppe Pierri
- E' stupido
- L'universo
- Jetsons highs peed
- Simmetrie
- Armstrong
- Good morning

SCISMA

4 commenti:

  1. Trovo molto difficile stabilire se considero superiore “Armstrong” al precedente “Rosemary Plexiglas” (ricordo alcuni titoli come “centro”, “svecchiamento” o la canzone eponima)…
    In entrambi i casi i dischi non possono che essere catalogati alla voce CAPOLAVORO… si, perché il gruppo bresciano non era un complesso qualsiasi, era un progetto sui generis per la musica italiana, anche per quella indie (che all’epoca virava molto più su un rock duro di matrice americano: pensiamo a Marlene Kuntz, Ritmo Tribale o Afterhours, che sono quelli più affini agli Scisma, anche per l’amicizia che c’era forte tra i due gruppi, sfociata nella produzione del citato Rosemary)..
    Alla fine opto per Armstrong, che seppe dare un seguito eccellente ai bagliori iniziali, limando certi momenti di furore, privilegiando la dolcezza che si insinuava tra le pieghe musicali di alcuni pezzi come la traccia n. 2, nella quale la voce di Sara sembra quella di una fanciulla, per quanto riecheggia soave…
    Già il singolo apripista (ascoltata da me e Ricky in anteprima in una tappa del tour) si muove su territori più tenui, quasi ballabili (e difatti finì nella playlist di diverse testate radiofoniche importanti, che poco avevano da spartire con i gruppi alternativi… ricordiamo però che gli Scisma allora incidevano per la Emi)..
    Insomma, gli Scisma passati a Radio Company, mixati dai mitici Alex Bini e Lady Helen fece un po’ d’effetto anche a me… poi, le altre canzoni spingono l’acceleratore su vari fronti musicali: “Troppo poco intelligente”, con Sara che cantilena in tono obliquo, quasi minaccioso… oppure “Giuseppe Pierri”, un classico esempio di testo allucinato partorito dalle menti di Paolo Benvegnù e Michela Manfroi, due autentici geni musicali…
    Ma le perle assolute, a mio avviso, sono quei pezzi nei quali le due voci soliste si rincorrono e alla fine si incrociano creando atmosfere da sogno… un esempio lampante è “Simmetrie”, con lo splendido arrangiamento d’archi a vestire il toccante ritornello… oppure “L’universo”… chissà che viaggi onirici si saranno fatti i due leader (o magari più semplicemente quante letture del mitico sussidiario)..
    Eravamo diventati loro grandi amici, addirittura ringraziati proprio in Armstrong, noi giovani fans in mezzo a mostri sacri della musica italiana… li ricordo tutti con affetto, perché erano grandi persone che hanno mezzo la loro competenza, il loro talento al servizio di un progetto unitario… Giorgia Poli, la bassista, che mi scrisse pure una cartolina dalla Sicilia, contenta di come stava andando il loro primo tour da quelle parti, ora impegnati in svariati progetti (ricordo almeno quelli con Marta Collica e Paola Maugeri), Michela, una grande musicista, che sapeva estrarre dei suoni magici dal suo pianoforte, i simpatici Diego e Danilo, il batterista che forse fu tra i primi a gettare la spugna (ma magari è solo una mia impressione)… Sara, che ho visto di recente ad una cena con altri eroi, un po’ tentata dall’idea di ritornare sul palco, dopo essersi dedicata in questi anni con la stessa passione all’arte moderna.
    E che dire di Paolo? (lui, come Marco Parente, Andrea Chimenti o Cesare Basile) non frequenta i salotti buoni della tv o delle rassegne commerciali… (cosicchè l’unico genio in Italia sembra essere Morgan!)… preferisce continuare a sfornare canzoni con testi che starebbero in piedi anche da soli, per quanto sono carichi di significato, struggenti, verbosi, ricchi di sfumature…
    Lui spaccia il suo nuovo progetto come collettivo (riconoscendo la bontà e la bravura dei suoi attuali collaboratori fiorentini) ma fatto sta che basta ascoltare tra i solchi di questi nuovi lavori per riconoscere impresso a fuoco il marchio di una grande storia chiamata Scisma.
    Gianni Gardon

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  2. Bel disco...ma Rosemary è di un altro pianeta!
    Quanti ricordi!
    Il primo concerto della mia vita a Bologna.
    Al covo...pressati come stronzi...(e quella volta riuscii ad entrare).
    Indimenticabile.

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  3. cavoli! c'eravamo anche io, Ricky, Aurelio a quel mitico concerto al Covo... una ressa di gente incredibile... tutto il mondo sembrva ai piedi degli Scisma... è incredibile che, con quelle entusiasmanti e giustificate lodi, che si sprecavano da critica e pubblico (non solo alternativi) gli scisma non siano diventati un riferimento negli anni come Afterhours o Verdena... davvero un peccato perchè si meritavano grandi successi ma almeno noi ce li siamo vissuti... avercene oggi di gruppi così bravi, intensi, originali! GRANDI!

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  4. ... trovo assolutamente impeccabile il tuo commento vanoli.. "analisi" lucida, che mi trova concorde in ogni singola parola!
    ascoltando "armstrong" e poi tutte le altre non mi resta che unirmi al coro e aggiungere soltanto che...
    questo disco è imprescindibile!

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