martedì 21 luglio 2009

Sushi "Un Mondo Terribilmente Volgare"



Oscuro, difficile, triste, malinconico, bellissimo. Ecco in sintesi il nuovo lavoro dei Sushi. Sono i Sushi del primo disco? Si e no. Si perchè la formazione è quella e la voce di Otti è sempre li a cantare di sconfitte personali e momenti bui, accompagnata da Ale, Paolo e questa volta anche da Ciuski. No, perchè il suono perde in scintillio pop, ma acquista in personalità, in una carica oscura e in una tensione fortissima per tutto l'album che ci fa entrare i pezzi davvero in profondità. Impossibile non entrare in sintonia con le parole scritte da Ale e musicate con tanta carica emotiva. Doveva essere il disco che li poteva lanciare, fu il loro ultimo episodio.
Peccato. E lo dico sinceramente. (2001 Mescal)

Piace e convince questo secondo disco dei torinesi Sushi. A due anni di distanza da "Un leggerissimo disturbo da panico", Ale, Otti e Paolo tornano prepotentemente sulla scena, con l'aggiunta definitiva del quarto elemento, Ciuski, alla batteria.
"Un mondo terribilmente volgare"contiene dodici brani decisamente più maturi rispetto a quelli contenuti nel precedente lavoro: laddove in precedenza i suoni puntavano dritti alla new wave elettronica anni Ottanta ed erano tutto sommato 'semplici', oggi il Sushi-sound è più complesso, elaborato, energico. E' più rock, più industriale, più dark.
Un'evoluzione in crescendo anche nei testi, decisamente più introspettivi e 'negativi', ma per questo utili ad esorcizzare evidenti contrasti interiori del suo autore. La fine è un nuovo inizio, ci dicono Otti e soci, come la fine di una storia trova l'inizio di un'altra, come succede in ogni vicenda umana. L'apertura, con "La fine", fa subito intuire la nuova direzione dei Sushi, un rock industriale molto vicino all'ondata elettronica tedesca. Aleggia lo spirito degli Ustmamò su tutto il disco, anche se il quartetto torinese riesce in qualche modo a personalizzare il risultato finale. Ne troviamo traccia in "Non riesco ad essere perfetta", uno degli episodi più interessanti del cd assieme a "Sono nelle tue mani" e soprattutto a "Un pomeriggio di maggio". Quest'ultima è a mio modesto parere un brano da sogno, con la voce delicata di Otti accompagnata dal piano, dalle tastiere, dal flauto e dall'arpeggiare della chitarra (tra U2 e Red Hot Chili Peppers). Ed è anche romantica, seppur malinconica per la solita storia d'amore finita male (gli abbandonati ne potrebbero fare un inno…).
Si distinguono anche "Tienimi con te" (con un ritornello che resta in mente subito e strofe rappate, con finale in crescendo) e "Nessuna speranza", brano conclusivo strumentale con piatti cinesi, tamburi e piano, per rappresentare una Cina tra l'avanguardia e la tradizione).
Togliendo dal mucchio "Credevo di potermi fidare di te" e "(6)", un po' prive di 'anima', come quei brani senza sapore che non provocano emozioni, il resto è di ottima qualità, toccando persino il mondo tecno-tribale ("Fare parte del g.u.") e quello contemporaneo di Cure e Siouxsie and the Banshees ("Il cerchio (senza alcuna via di fuga)").
Insomma, un lavoro maturo, ben curato, attento più ai particolari che alla ricerca della melodia da classifica (che in sporadici casi, comunque, non manca). Necessita un ascolto attento, questo secondo album della formazione piemontese, e con molta attenzione si riesce a farsi trasportare dalle emozioni che suscita. Se tutta la tristezza di fondo che permea l'intero lavoro conduce a questi risultati, beh, forse c'è da augurare al gruppo torinese altre sventure sentimentali… (Christian Amadeo - http://www.rockit.it/)

- La fine
- Vittima della timidezza
- Non riesco ad essere perfetta
- Sono nelle tue mani
- Un pomeriggio di maggio
- S_tensione morale
- Fare parte del g.u.
- Credevo di potermi fidare di te
- (6)
- Tienimi con te
- Il cerchio (senza alcuna via di fuga)
- Nessuna speranza


SUSHI

3 commenti:

  1. mi rendo conto che c'è una differenza notevole tra questo commento che andrò a fare e il commento relativo al primo disco dei sushi... ma enorme è anche lo scarto qualitativo che separa il cd d'esordio (troppo acerbo, nonostante alcuni spunti interessanti) e questo superbo seguito.
    potrei citare ogni singolo pezzo, in quanto ogni episodio, ogni traccia mia ha regalto grandi emozioni... no, questa volta non c'entra l'amicizia che mi legava al tempo con i fratelli Bavo, l'immenso Ale (vero factotum del progetto e in seguito apprezzatissimo musicista e produttore della scena piemontese, spesso di suporto al santone Max Casacci) e la stupenda Otti... no, in questo disco sono imparziale... e dico che "la fine" è un... inizio perfetto, elettronica elegante al pari di un testo che non lascia spazio all'ottimismo... ottimismo che in verità è assente in diversi altri episodi... insomma, regna l'amarezza... è un disco oscuro, introverso, amaro... Otti canta delle sue fragilità, delle sue lacune, delle sue paure... e la veste musicale data da Ale è perfetta per accompgnare quei concetti... elettronica minimale, tetra a volte, fredda ma evocativa e sincera... i miei pezzi preferiti sono "vittima della timidezza", eblematico fin dal titolo delle difficoltà della cantante, un appello accorato alla persona amata, un po' come la successiva "non riesco ad essere perfetta", chiara fin dal titolo... trascinante, quasi "elettro grunge", se mi si può passare il termine "tienimi con te", un'invocazione di aiuto urlata... davvero intensa! anche "credevo di potermi fidare di te" e la conclusiva "nessuna speranza" lascano poco spazio a un futuro migliore, più rosa per i nostri protagonisti...
    purtroppo questo titolo è stato profetico per il quartetto torinese, che non ha più dato un seguito a queste buone premesse (se si esclude un singolo a nome sushi vs madaski, una valida collaborzione con il manipolatore dei suoni degli Africa Unite).
    grazie Sushi per averci dato testimonianza di come le canzoni possono essere profonde, malinconiche, tristi, senza per questo diventare opprimenti.
    Gianni Gardon

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  2. Grandi parole Vanoli. Davvero un peccato che questo disco sia stato dimenticato, quando per me poteva invece diventare una validissima pietra di paragone per altre produzioni nel genere. Proprio per la sua importanza e quella ricercatezza di suoni ed emozioni vere che riconosciamo totalmente al Ale Bavo. Disco magnifico.

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