venerdì 7 agosto 2009

Estra "Nordest Cowboys"



Mi è stato richiesto e quindi molto volentieri posto questo disco degli Estra, formazione di buon rock trevigiana guidata da Giulio Casale, che si dìmostra sempre attento e sagace nei suoi testi, non mancando comunque di omaggiare nella scrittura i suoi miti americani e italiani e ospitando pure Vinicio. Attendo un bel commento dall'esperto Vanoli! (1999 CGD Eastwest)

Eccoci al terzo capitolo del libro di poesie dell’estremo Giulio Casale, eccoci tra i cavalli disillusi dei Nordest Cowboys. Siamo nel 1999 e gli Estra registrano tredici tracce grezze da incidere in una cassetta e poi spedirle all’indirizzo di Jim Wilson (vigoroso produttore americano già coi Sugar) che, entusiasta, prende un aereo e vola fino alla sala registrazioni di Rubiera. L’apporto del producer appare decisivo nel contenuto musicale dell’album, dove, in antitesi col minimale e graffiato “Alterazioni”, trovano voce archi, piano e alcuni frammenti di buona elettronica. “Nordest Cowboy” è un album concettuale non c’è dubbio, ed il suo titolo provocatorio ci riporta alla desertica condizione culturale di quella porzione di stivale, spianata da carta vetrata, ma stordita dagli eco di una vuotezza in termini generali. Casale invita Capossela, Benvegnù, ma idealmente tutta l’italia del rock (Marlene Kuntz, Afterhours, Scisma citati tra i ringraziamenti) per cavalcare nei campi sterrati di questa crudezza mortificante. I suoi testi sono piú lineari rispetto al passato (vedi “Alterazioni”) ed esternano un lamentoso fastidio ma, a tratti, anche un umorismo nero e disincantato. L’esordio di Signor Jones è anche l’involucro teorico di tutto il disco, si parla di stanchezza e di quella speranza abbandonata oramai. “L’urlo senza voce della mia generazione”, cosí lo definisce lo stesso Casale. E così trasversalmente l’album è attraversato da amarezza e scontento in una polemica vedderiana sempre presente: il cinismo e la freddezza delle burocrazie e delle istituzioni in Drugo (geniale citazione di Kubrick), la mercificazione dei sentimenti in Vorrei vedere voi, la follia dell’inquinamento industriale in Surriscaldando mia madre ed infine la titletrack Nordest cowboys, così nella didascalia concettuale dell’autore: “il deserto culturale e geografico, gli egoismi d'ogni specie, l'ipocrisia cattolica, il nuovo Dio: il lavoro”. Album appassionante e sincero, dove il rock italiano trova riscatto ed ispirazione. Questo è l’ennesimo merito degli Estra, quello di italianizzare un sound lontano un oceano e di parlare d’Italia con spirito agguerrito. Come cowboys, che cavalcano per chilometri esplorando le vecchie e calpestate strade dell’ignoranza. (Riccardo Marra - http://www.ilcibicida.com/)

"Nordest cowboys", uno di quei titoli che non te l'aspetteresti mai. Provi a ragionarci un attimo e se ci pensi bene capisci subito che non potevano che essere gli Estra a partorire un titolo del genere per confezionare 13 episodi (al solito) energici, ricchi di pathos e che si distinguono dalla musica standardizzata che quotidianamente i media ci costringono ad ascoltare.
L'apertura è affidata a "Signor Jones", splendido episodio in chiave acustica dove la band decide di usare una sezione d'archi, cosa che avverrà anche in altri momenti del disco. La successiva traccia, quella che dà il titolo all'album, ha un sound eccezionale: gli strumenti viaggiano via lisci, in bilico tra rumore e melodia, mentre Estremo e Vinicio Capossela danno voce alle contraddizioni del nord-est ("Non puoi dir di no/ Abbiamo faticato/ Siamo pochi e giusti/ E con la testa a posto/ Sindaco sindaco sindaco ci devi tutelare").
Anche "Drugo", che ha un inizio claustrofobico e poi esplode in un delirio di voce e strumenti, denuncia una situazione tipica dei giorni nostri: la 'messa in vendita' della nostra anima, quasi inconsapevole ("Con tutto quello che non sai/ Cioè quello che non ci diranno mai/ Drugo, come è stato fotterti l'anima"). Con "Piombo e carbonio" si conclude il trittico che forse può essere preso ad esempio per individuare non solo la summa sonora dell'opera, ma anche il messaggio principale: quanto è umana la nostra società?
Tutto il resto non varia certo di molto: "Broken down" e "La parte" sono due pallottole impazzite, mentre "Surriscaldando mia madre" è una canzone in cui si denuncia l'inquinamento terrestre e l'(ab)uso di 'madre terra' ("Surriscaldando mia madre/ Lucrando fino a che/ Surriscaldando e sfiancando lei/ Lucrando fino a che/ Lucrando fino a che... muore").
In "Nordest cowboys" manca il 'Niente' di "Alterazioni", al punto che certe precise scelte artistiche (l'uso del piano e degli archi, ma anche l'aggiunta di mix addizionali) evidenziano la necessità del quartetto trevigiano di ridefinire i confini della loro proposta, rimanendo comunque fedeli all'idea originaria del suono che li ha sempre caratterizzati. La scelta poi di chiamare Jim Wilson, un ingegnere del suono americano, a seguirli in studio, è stata voluta proprio per essere sicuri di riuscire a raggiungere quegli obiettivi che la formazione inseguiva fin dagli esordi e che oggi erano finalmente maturi.
Non vi rimane che inserire il cd e ascoltare una dopo l'altra le 13 tracce: quando sarà il momento di "Vieni", la ballad per eccellenza del disco, i brividi cominceranno a percorrere 'up & down' tutto il vostro corpo; sarà quello il momento in cui vi convincerete definitvamente di aver ascoltato un capolavoro. (Faustiko - http://www.rockit.it/)

- Signor Jones
- Nordest cowboy
- Drugo
- Piombo e carbonio
- Vorrei vedere voi
- Soffochi?
- Broken down
- Diversa e perversa
- Che vi piaccia o no
- Surriscaldando mia madre
- La parte
- Will you be my love?
- Vieni

ESTRA

1 commento:

  1. gran bel disco davvero, che a mio modesto avviso non raggiunge le vette di "alterazioni", anche se indica delle coordinate precise su quelli che saranno gli sviluppi futuri della poetica degli Estra ma soprattutto del suo carismatico e talentuosissimo leader, Giulio "Estremo" Casale.
    Canzoni profonde, arrangiamenti mai banali, pur non discostandosi da un rock piuttosto canonico, classico, lontano dalle sperimentazioni di Afterhours o Scisma, per intenderci.
    ciò che ha sempre contraddistinto il gruppo trevigiano è la ricercatezza delle parole e delle suggestioni, prerogativa assoluta del cantautore.
    Pezzi come "signor jones" o l'eponima "nordest cowboys2 contengono validi spunti di riflessione.. "diversa e perversa" è un esempio di testo lucido e analitico, "vieni" è una splendida ballata, intensa e struggente.
    i risvolti autoriali molto importanti che stanno vedendo protagonista Casale, ci dimostrano la bontà del progetto "estra", anche se il gruppo non ha mai raggiunto livelli di popolarità in ambiti mainstream... ora Giulio si muove in territori "gaberiani" e dei tanti omaggiatori dell'immenso signor G, si può tranquillamente affermare che quanto rivisitato da Casale è ciò che più gli si avvicina in termini di qualità
    Gianni Gardon

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