lunedì 29 novembre 2010

James Iha "Let It Come Down"







Non ho nessun problema a definire questo disco come assolutamente sorprendente e magnifico.
Mettiamoci nei panni di questo ragazzo che tornava a casa dopo ogni concerto con le orecchie che fischiavano e il mal di testa e un pensiero nella testa: voglio un pò di tranquillità. Il pelatone martellava duro, ma lui aveva già manifestato, nei pezzi scritti per gli Smashing, una voglia di melodia e toni soffusi che però non mi sarei mai apsettato potesse sfociare in tanta meraviglia.
E così, nel 1998 esce il primo (e per ora unico) disco solista di James Iha. E fu amore al primo ascolto.
Come spesso accade si intrecciano tante cose parlando di questo disco.
C'è il lato prettamente musicale, quello fatto di ballate gentilissime, di canzoni d'amore che ti aprono il cuore, di voci sussurate e angelici arpeggi: il folk, il country, la tradizione americana che si dischiude in momenti sognanti, arrangiamenti d'archi per animi nobili, ma anche il pop più semplice e diretto, quello che ti entra in testa con un ritornello adorabile e non va più via.
Si, è un disco semplice, ma questo voleva James. Non c'era assolutamente l'intenzione di muoversi sui territori del capo branco Corgan. Niente rumori fastidiosi, niente chitarre distorte, niente sperimentalismi: solo 11 incantevoli canzoni di dolce e pastorale guitar pop.
E la copertina con lui semplice e "naturale" senza trucchi o vestiti assurdi ocme nei Pumpkins già la dice lunga!
La cosa vi fa incazzare? Ci siete rimasti male? No, io fin dal primo ascolto mi misi in ginocchio e piansi di gioia.
Parlavo di lato musicale, ma c'è anche quello emotivo.
Un disco che, come succede con i lavori che si amano veramente, porta alla mente persone, momenti, emozioni di una vita. L'università, le mie prime trasmissioni in radio, la prima dedica alla splendida Paola "Brit Pop", Le infinite chiacchierate con Gianni "Vanoli" su questo album, gli ascolti in coppia per trovare il passaggio più commovente, e poi uno dei momenti più belli della mia vita a Genova, in quella clamorosa spedizione per andare a vedere gli SP con Fabri, Vanoli e il Pepe che mai dimenticherò: James e Billy si guardano e parte 1 arpeggio di chitarra, io e Vanoli, che speravamo ovviamente in un pezzo da questo disco, ci guardiamo e all'unisono urliamo "Beautyyyyyyyy", si, era proprio l'inizio della nostra canzone preferita di James, un gioiello pop che solo nei nostri sogni avevamo immaginato live e li sembrava che quel sogno potesse diventare realtà. Iniziammo a saltare e a urlare come matti: il cuore batteva veramente forte.
In realtà poi quello fu l'inizio di "Tonight, Tonight", ma per quei pochi secondi fu davvero una delle emozioni più forti e più belle della mia adolescenza, vissuta con gli amici e gli eroi di sempre. La magia che solo una canzone può dare e può fare vivere.
Per questo e per tanti altri motivi che sarebbe lungo dire adesso ritengo questo lavoro come uno dei dischi fondamentali della mia vita, sicuramente in una mia personale TOP 5 non può mancare.
Grazie James. Grazie di cuore! (1998 Virgin)


While I admit to having strong feelings for the Smashing Pumpkins, upon listening to Let It Come Down, I'm not sure how much of a creative force James Iha is in the band. What I always expected a solo album from this guy to sound like was a big, loud ruckus with a 17-minute experimental noise epic at the end.
Instead, Let It Come Down is 12 tracks of sugary- sweet pop music for lovers with extra cheese.
I'm not sure if I have the patience to count, but I'm willing to bet that the word 'love' is mentioned on this disc well over 100 times.
Not that it's necessarily a bad thing, but if you do the math, that comes out to 8.3 times per song. That's a whole lotta love.
Let It Come Down really tried to appeal to that embarrassed side of me that secretly likes Toad The Wet Sprocket, but it's not even that good. It sounds like Freedy Johnston singing rejected Carly Simon songs.
It sounds like the Gin Blossoms and Matthew Sweet soundtracking an early '70s film about young hippies in love, minus the drugs. It sounds like a lot of things you probably don't want to listen to.
Despite a bunch of interesting musical guests (Nina Gordon, D'arcy, Fountains of Wayne's Adam Schlesinger and former Filter drummer Matt Walker), the instrumentation is less than interesting; probably 'cause the songs are so incredibly simple.
At any rate, it's probably a nice change of pace for the guy since his full time job is rocking out in the Pumpkins.
And in that respect, the guy's got some cute creations, but it doesn't provide total redemption. This is still pretty bland. Be prepared to feel 14 again. (Ryan Schreiber - http://pitchfork.com/)


Fans of the Smashing Pumpkins who revel in the band's angst-ridden alt rock may well recoil in horror at this slice of pure, sweet melodicism from the band's lead guitarist, but Iha's solo debut is worthy enough to stand on its own merits.
Musically, Iha's ability to effortlessly reel off one catchy acoustic pop number after another is reminiscent of Freedy Johnston.
Lyrically, he's not nearly as adventurous or intriguing as Johnston. Yet, while some would no doubt classify his lovelorn ruminations as saccharine, they ultimately come across as honest and heartfelt--and, most importantly, they fit perfectly with the tone and spirit of the music. (Peter Blackstock - http://www.amazon.com/)


- Be Strong Now
- Sound Of Love
- Beauty
- See The Sun
- Country Girl
- Jealousy
- Lover, Lover
- Silver String
- Winter
- One And Two
- No One's Gonna Hurt You

JAMES IHA

2 commenti:

  1. che dire di più Ricky? hai sintetizzato alla perfezione! perchè quello bisogna fare con il simpatico James, che noi bonariamente chiamiamo "il giallo"... si può solo provare a sintetizzare, altrimenti è difficile contenere le emozioni che ci ha trasmesso l'ascolto incesante di questo splendido debutto in proprio (purtroppo a tutt'oggi rimasto l'unico autentico manifesto musicale dell’ex chitarrista degli smashing pumpkins, gruppo da noi fortemente amato negli anni ’90).
    Un peccato che James finora non abbia voluto replicare il fortunato e bellissimo esordio, ma ci sta nel contesto generale in cui lo abbiamo sempre ammirato: rientra appieno in quella che noi semplicemente chiamiamo “umiltà”, dote assai preziosa e alquanto rara in certo star system, a cominciare dall’ex compagno di merende, Billy Corgan, lui talentuoso certamente, ma pure grondante superbia e magniloquenza da tutti i pori.
    James, smessi i vestiti del bizzarro e sballato chitarrista, tolti i trucchi pomposi che lo facevano accostare ad un essere androgino, con quei tratti così dolci e femminili del volto, si mostra finalmente per quello che è: un uomo semplice, tutt’altro che stravagante, come del resto avrebbe prefigurato il resto della sua carriera di valido e importante tour o disco session, per dischi di Vanessa & the O’s o i più quotati e famosi A Perfect Circe, finanche l’ultimo strano progetto musicale, all’insegna di un innocuo, seppur piacevole country rock al fianco dell’ex bambino prodigio Taylor Hanson.
    Tornando a questo disco, uscito ormai più di 12 anni fa, ciò che mi colpirono furono le melodie cristalline delle canzoni, gli arrangiamenti scarni, stratificati dalle chitarre elettriche per cui era giustamente divenuto famoso, con i suoi riff effettati e malati.
    Canzoni come Strong o la citata Beauty, sono autentiche perle, spogliate da inutili barocchismi.. Fanno emozionare, scaldano gli animi, ti riappacificano con te stesso. La voce, così poco misurata con gli Smashing Pumpkins (seppur Take me Down e Farewell and Goodnight, cantati da lui siano tra i miei pezzi preferiti della band) riesce davvero a toccare le corde dell’ascoltatore.
    Mi fermo qui ma potrei citare i brani uno ad uno, per quanto io li ritenga importanti, quasi fondamentali, in un determinato periodo della mia vita. Nel 1998 avevo poco più di vent’anni, studiavo all’università, condividevo un angusto appartamento con i miei migliori amici, avevo grandi sogni e adoravo la musica, vivevo di concerti, emozioni, eventi, di “botte” di vita come mi piaceva definirle… si viveva a 300 all’ora perché c’era tanta roba da scoprire, un mondo intero, se vogliamo allargare il concetto… ci nutrivamo di ideologia, di speranze ma anche di piccoli aneddoti, sognavamo l’amore che poteva cambiarci il destino, cadevamo in pericolosi e dolorosi meandri ma sempre ci rialzavamo, grazie anche alla passione per la musica e alla nostra unione.. che a dispetto di 12 anni e più, dopo la laurea, il lavoro, le prime soddisfazioni, le gioie, le responsabilità dell’essere adulto, gli amori sbocciati e fioriti giorno per giorno, che ci accompagnano e ci stanno dietro (perché se non andiamo più a 300 all’ora… ora andiamo a 250!) con pazienza e dedizione, dopo e con tutto questo siamo ancora più amici di prima. A presto fratello
    Gianni “Vanoli”

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  2. Giuro...mi sono commosso!
    Bravo Gianni....e tu le puoi scrivere davvero queste cose...perchè c'eri! E chi c'è sa cosa abbiamo fatto in quegli anni e come 1 colonna sonora sia stata fondamentale!
    Veramente, grandi parole!
    Ricky

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