venerdì 29 luglio 2011

Astrid "Strange Weather Lately "


Eh, partivano davvero ad alta quota gli Astrid e poi nel corso della loro carriera non seppero più mantenere queste altezze!
Bravissimi qui, supportati anche dall'ottima produzione di Edwyn Collins, a fare un disco semplice semplice, ma con melodie guitar pop così solari, immediate e incisive che c'è solo da battere le mani e dire: grazie, vi amiamo!
Il guitar pop da manuale, tra Teenage Fanclub, La's e tutto ciò che di scintillante e fragrante c'è nel mondo del pop e poi, una canzone come "Standing In Line" che dovrebbe essere sui manuali della perfetta e struggente pop song! Adorabili! (1999 Fantastic Plastic)


- Kitchen T.V.
- Plastic Skull
- High in the Mourning
- Zoo
- Standing in Line
- Bottle
- Redgorund
- Like a Baby
- Stop
- Dusty
- Boat Song
- Boy or Girl
- W.O.P.R.M.


ASTRID

giovedì 28 luglio 2011

Speedy "Boy Wonder"


A richiesta rispondo presente! E poi con una richiesta così, come si fa a rimanere insensibili?
I cari vecchi Speedy, con un singolo freschissimo!!! Uno degli emblemi sconosciuti del Brit Pop a mio avviso!
Magari riuscire a trovare il loro disco...ovviamente registrato e mai uscito!! (1996 Boiler House)

- Boy Wonder
- Shopping Around
- The Illustrated Man


SPEEDY

domenica 24 luglio 2011

Rob dei Longview a casa mia!!!!



Beh, il titolo e la foto già la dicono lunga.
Venerdì sera, il 22 luglio, sarei dovuto andare a vedere il buon Raf assieme al caro Vanoli. Concerto che mi sarebbe piaciuto vedere decisamente.
Ma poi ecco il cambio in corsa, deciso giusto un paio di giorni prima: arrivano ospiti a casa mia, e non ospiti normali, no, bensì Rob Mcvey, cantante dei Longview, assieme a Ilaria, la sua ragazza.
Potete immaginare la mia emozione. Ho organizzato il tutto al meglio, facendo venire anche Nicola e Claudio (grazie mille eroi!!) che si sono occupati dell'intervista e del gestire al meglio l'inglese, visto che loro lo parlano molto meglio del sottoscritto, ma devo dire che anche Rob e Ilaria sono stati gentilissimi e queste due ore con loro rimarranno per sempre nella mia mente.
Vedere Rob che suonava la sua chitarra, qui, nel salotto di casa mia (e ha fatto tantissimi pezzi, tutti a richiesta!!!!), fare 2 chiacchiere con lui, sentirlo spiegare perchè il secondo disco dei Longview non è ancora uscito, vederlo giocare con mio figlio Enrico, fargli vedere la mia collezione di cd, fare una foto con Rob assieme anche a mio fratello Davide (arrivato al volo per l'occasione!)...insomma, momenti unici e indescrivibili per me.
Metterei alla pari il momento in cui ho conosciuto il mio super idolo totale Piotr degli Adorable a Monaco di Baviera!
Che dire?
Mi riguardo i filamti di quella giornata e mi commuovo, giuro! Che voce, che voce pazzesca....ma vi rendete conto che ha suonato History qui, qui nella mia sala????!!!!

Grazie di cuore Rob!

The Honeymoon "Dialogue"


Ah, brutta cosa l'essere completisti. Va a finire che nella smania di ricerca ti ritrovi a casa dischi che poi non ascolterai mai.
Però li hai perchè dentro quel disco c'è quello che prima suonava nei tuoi idoli, poi è impazzito, si è messo a fare samba brasiliana, ma tu no, imperterrito hai deciso che, in virtù del passato, di lui devi avere tutto!
Tranquilli, non è proprio questo il caso, ma è giusto la spiegazione del perchè ho il disco degli Honeymoon, infatti ai posti di comando qui c'è Wayne Murray dei Thirteen:13 (che riprende anche un suo vecchio classico!), e non potevo lasciarmi sfuggire la nuova produzione di questo artista che con il precedente gruppo mi aveva conquistato non poco.
La voce è decisamente incantevole e facciamo i complimenti a Thorun Magnusdottir, che ci mette impegno a rendere tutto così dolce e avvolgente (e a me ricorda le mie care M2M).
La musica è un pop facile facile, arrangiamenti da classifica, tipo una Lene Marlin tanto per capirci. Insomma il dischetto buono per le vostre vacanze al mare! (2004 RCA)


The Honeymoon return to whisk us away with a full-length album, Dialogue, having already tempted us with their excellent Passive Aggressive EP.
They straddle the extremely fine line between credible home-made folk-rock and Corrs'-style pop confectionary. Despite being a principally acoustic album, the layer of production sheen that coats the otherwise gentle songs is undoubtedly a bonus as the muscular sound complements the songs wonderfully.
The perfect vocals of Icelandic female singer Thorun Magnusdottir, (occasionally supplanted or augmented by songwriter/ guitarist Wayne Murray) certainly help their cause, and it appears that they may be one of those rare bands that can be heard by everyone.
The use of differing instrumentation (the rare use of a svarmandal is a welcome treat in "Chaos Theory") will appeal to those looking for something different, as will the combined vocal harmony--part Gram and Emmylou, part pop perfection.
Meanwhile the songs are strong enough to appeal to the casual listener; there's enough commercial appeal to make hits out of "Stay All Night" and "Reconcile" at the very least. (Thom Allott - http://www.amazon.co.uk/)


- Passive Aggressive
- Chaos Theory
- Reconcile
- Truth Hurts
- Summer's Gone
- Stay All Night
- I Don't Know What To Say
- Act Like You Know Her
- Out In The Open
- Moving On
- Little Ways
- Come Undone


THE HONEYMOON

Reef "Glow"


Sapete già come la penso sui Reef. Non spenderò altre parole per loro. Non è il mio genere comunque. (1997 Sony)


Glow is a triumphant sophomore effort from one of the rootsiest bands in the UK indie rock scene.
The opening song--and first single--"Place Your Hands" became an anthem on every indie dancefloor, with the sublime guitar and boogie-woogie bass strutting through classic rhythm and blues. Seductive screaming is given free reign throughout, especially on the ironically dark "Come Back Brighter" where the band's clinical rock finds a stomping ground for frontman Gary Stringer to exploit and dominate with his immense voice.
As with their first album, Replenish, there are plenty of chances to catch the band in a tender moment and "Consideration", with its gospel harmonies, explores new ground when the enchanting accompaniment grows into a majestic crescendo of togetherness.
More sophisticated than their first album, Reef maintain their progressive and blues tinged rock influences but take it that little bit further, as their definitive sound bridges the distance between present day and vintage rock & roll. (David Trueman - http://www.amazon.co.uk/)


- Place Your Hands
- I Would Have Left You
- Summer's In Bloom
- Lately Stomping
- Consideration
- Don't You Like It
- Come Back Brighter
- Higher Vibration
- I'm Not Scared
- Robot Riff
- Yer Old
- Lullaby


REEF

mercoledì 20 luglio 2011

Intervista con i Lowline



L'ultima intervista per il sito di Radio Popolare Verona che ho fatto è stata quella con i Lowline di Manchester.
Gruppo che davo dispero, e invece mi sbagliavo! Sono vivi e vegeti e hanno pubblicato un piacevolissimo album, che conferma tutto il buono (e il sonico!) che avevamo sentito nei singoli passati.
Ecco qui il rimando all'intervista!
Buona lettura!
Ricky

INTERVISTA LOWLINE

Cotton Mather "The Big Picture"


Ultimo lavoro per il gruppo, che mantiene alta la bandiera del suo power pop con i riferimenti al passato hce sempre li hanno contraddistinti.
La scrittura è sempre piacevole, le melodie non mancano. Purtroppo non ebbero grande seguito. (2001 Rainbow Quartz)

- Last Of The Mohicans
- Marathon Man
- Baby Freeze Queen
- 40 Watt Solution
- Glory Eyes
- Monterrey Honey
- AMPs Of Sugarland
- Panama Slides
- Pine Box Builder
- Story Of Anna
- Condo Lights
- Ramon Finds Waterfalls
- Waterfalls
- Running Coyote Advances

COTTON MATHER

Cotton Mather "Kontiki"


Attivi da un sacco di tempo i ragazzi americani trovarono un buon varco nel mercato britannico, in virtù di suoni che flirtavano con i Beatles e un guitar pop decisamente accattivante e melodico.
Se ci aggiungiamo poi che Noel aveva un piccolo debole per loro, beh, il gioco è fatto!
Secondo album del gruppo questo Kontiki. (1997 Copper Records)

Inserisci il CD nel lettore, ascolti la prima traccia (“Camp hill rail operator”) e ti sembra di aver sbagliato disco. Inizi a chiederti sei hai messo il tuo CD preferito dei Byrds nella custodia sbagliata. Schiacci stop, tiri fuori il CD e ti rendi conto che quello che stai ascoltando è un album inciso nel 1999. Data di pubblicazione: Gennaio 2000.
Titolo dell’album: “Kontiki”, nome del gruppo Cotton Mather. Una volta chiarite le cose allora è tempo del secondo brano, “Homefront cameo”, una ballata acustica con un piano “liquido”, psichedelico, che porta alla mente le sonorità di “Their satanic majesties request” dei magnifici Rolling Stones. Poi, con un orecchio sempre attento alle vibrazioni psichedeliche, Cotton Mather confezionano altri due brani elettroacustici in bilico tra il beat dei Beatles e le aperture “freak” dei Byrds. Ma questo è plagio, direte voi.
Un disco retrò che si rifà ai gruppi sacri della storia del rock. Una band che gioca sul sicuro, citando Byrds, Rolling e Beatles (ed anche, in “Vegetable row”, il Bob Dylan più elettrico). Ebbene sì, Cotton Mather è tutto questo, ma non solo. Cotton Mather infatti si prende il rischio di essere “derivativo”, di suonare come un gruppo senza originalità, fin troppo retrò e fin troppo sfacciato nei suoi ammiccamenti al passato.
Lo fa con coraggio e, soprattutto, con la forza di chi ha dalla sua l’onestà di intenti. Un’onesta che si rivela in tutta la sua chiarezza nel songwriting e nell’architettura dei brani, sì derivativi, sì beatlesiani, byrdsiani, ma anche convincenti quanto basta per fare di “Kontiki” un piacevole album di pop song psichedeliche come era tempo che non ascoltavamo.
Una piacevole appendice di ciò che è stato in passato, profondamente radicato nel “qui ed ora” del nuovo millennio. (www.rockol.it)


- Camp hill rail operator
- Homefront cameo
- Spin my wheels
- My before and after
- Private Ruth
- Vegetable row
- Aurora bori Alice
- Church of Wilson
- Lily dreams on
- Password
- Animal show drinking song
- Prophecy for the golden age
- She’s only cool
- Autumn’s birds

COTTON MATHER

sabato 16 luglio 2011

Cinerama "Disco Volante"




I Cinerama sono il gruppo capitanato da David Gedge, il frontman dei The Wedding Present. Dovevano essere giusto una pausa dal gruppo principale, ma, accidenti...fossero tutte così le pause!
Secondo album che accentua già le caratteristiche del primo lavoro. Romantico, struggente, orchestrale, brioso, stravagante. Insomma il buon David aveva fatto assolutamente centro ancora una volta!! (2000 Scopitones)

Former Wedding Present front man David Gedge has definitively left his former band behind with his new outfit, Cinerama. The guitar-driven lower-case pop of the Wedding Present has been upgraded to Pop with a capital P. Lush, adventurous, and beautifully melodic, Cinerama's second release (following 1998's Va Va Voom) is a veritable feast for the senses.
From the opening track's spaghetti Western styled guitar, it's obvious that the band name is no fluke, and the songs on Disco Volante not only draw their sonic inspiration from such classic soundtrack composers as John Barry and Ennio Morricone, but play like mini-films or perhaps short stories put to film.
This goes as far as the band's naming one song "Superman" and another "Lollobrigida" (the last name of a premier Italian cinema sex goddess). But, thankfully, "Disco Volante" is completely free of kitsch and irony, and it achieves a kind of timeless glamour that is positively romantic. Stretching beyond the usual pop-rock instrumentation to include accordion, vibes, xylophone, horns, and blankets of swoony strings on most of the tracks, "Disco Volante" manages to sound big but not bombastic, familiar but completely fresh.
The key that holds it all together is Gedge's lovely tenor voice and unerring sense of melody, all infused with sort of upbeat good cheer that is a perfect antidote to the legions of nihilistic whiners who have come to dominate popular music in the last few years.
Admirably aided by coproducer Steve Albini, the clear-eyed Pop of Cinerama is joy incarnate and sexy to boot. (Carl Hanni - http://www.amazon.com/)

Every '80s student bedsit stereotype loved The Wedding Present, and this is former frontman David Gedge's new band. If there was a fault with the Wedding Present, it was the self-confessed tendency for "all the songs to sound the same", and the grinding guitars and sometimes strangulated vocals may have put off the uninitiated.
However, Cinerama could not be more different.
Flutes and string sections accompany Gedge's songs of love lost and found. The presence of his partner Sally Murrell seems to have cheered him up - songs such as Your Charms must go down as the happiest material he's ever written.
Also, his libido has certainly improved - "With so many people in the room above/that was the weirdest place I've ever made love" runs the opening couplet of Because You're Beautiful.
However, it's not all hearts and flowers, and Let's Pretend is a heartbreaking ode to the end of a relationship - "And it may seem unorthodox/but I am trying to remove all traces of your personality" states the opening line.
The album is produced by US hardcore veteran Steve Albini, but this is a long way from his work with the Pixies or Big Black. Superman could almost appear on daytime radio (although it won't), and all vocals are high in the mix - a real change of direction for Albini who usually buries vocals underneath layers of guitar.
An excellent album from an under-rated national treasure - who else could write a line like "You need a paramour/someone to pluck your eyebrows for" and get away with it? (John Murphy - http://www.musicomh.com/)


- 146 Degrees
- Lollobrigida
- Your Charms
- Heels
- Unzip
- Apres Ski
- Superman
- Because I'm Beautiful
- Let's Pretend
- Wow (Extended verison)
- Your Time Starts Now


CINERAMA

Thirteen:13 "Deny Everything"


I cari Thirteen:13!
Già il fatto che tra le loro fila vi fossero elementi dei Catch te li fa amare subito.
Poi il loro sound. Classico guitar pop senza pretese. Niente di nuovo, ma melodie accattivanti, fresche e gustose. Certo, data di scadenza più che immediata, ma a noi piacevano.
E avevano fatto pure degli ottimi tour con formazioni quantomeno più che rispettabili.
Pareva insomma che piacessero pure agli inglesi. Sulla carta. Poi nella realtà i singoli entravano in classifica in posizioni poco rispettabili e così la casa discografica decisa di salutarli anzitempo.
Sta di fatto che dopo dei buoni singoli poteva arrivare anche il disco, che fu registrato, ma non venne mai pubblicato. E fu un peccato, diciamocelo.
Comunque eccolo qui! Un bel dischetto per l'estate!(2001)
Ps: simpatica la mia avventura con Toby MacFarlaine, che vidi suonare con Graham Coxon e andai da lui per farmi autografare i singoli dei Thirteen:13 e lui sgranò gli occhi e mi chiese come facevo ad avere ancora quella roba!!


- Hoax
- 50 Stories
- Never Want To See You This Way
- Perfect Imperfection
- Truth Hurts
- I Need An Army To Protect Me
- Try
- Birthday Cards
- Dirty Words
- Not Forever
- A Little Less
- Act Like You Know Her
- Jason Says

THIRTEEN:13

mercoledì 13 luglio 2011

Nick Heyward "The Apple Bed"


E avanti tutta con il buon Nick. (1998 Big Deal)


- Stars In Her Eyes
- In Every Place
- My Heavy Head
- The Chelsea Sky
- Just Like Sorrow
- Closer
- The Goodbye Man
- Reach Out For The Sun
- Today
- I Don't Really Know
- Dear Miss Finland
- The Man You Used To Be
- 3 Colors
- The Brightest Pearl
- A Beautiful Place

NICK HEYWARD

Nick Heyward "Tangled"


A richiesta, rispondo presente! (1995 Epic)


- Kill Another Day
- Blinded
- Backdated
- She Says She Knows
- World
- Carry On Loving
- I Love The Things You Know I Don't Know
- Can't Explain
- Believe In Me
- Rollerblade
- Breadwinner
- London
- She's Another Girl
- 1961


NICK HEYWARD

venerdì 8 luglio 2011

Rick Witter & The Dukes "The Year Of The Rat"


Avrà mai un seguito questo disco? Ne dubito.
E' dura provare a "rifarsi una vita". Marchiato a fuoco dall'esperienza Shed Seven, Rick tenta di partire versonuovi lidi con questo gruppo, che spinge un pò di più sull'accelleratore del rock e meno su quello del pop.
Formatisi nel 2005 con musicisti che alle spalle avevano anche altre esperienze comuqnue importanti, il gruppo non iresce nell'intento di aprire una nuova strada al cantante.
Il risultato del disco è trascurabile sia come vendite che come qualità.
Ben presto la casa madre Shed Seven ritornerà a viaggiare a pieno ritmo. (2007 Hookline And Singer/Notting Hill Music)


- The Year Of The Rat
- He Was The Boy Who Waited So Long He Forgot What He Was Waiting For
- The Other Way Around
- The Devil Will Be Waiting For You
- Flying Blind
- Sleeping In Airports
- Sky Falls Down
- Forever Gone
- Torn Up Memory
- Pull Together
- Dead On Arrival

Rick Witter & The Dukes

Creation Compilation "Priceless Creation"



Altra gustosa compilation targata NME. I riflettori stavolta si accendono sulla Creation Records, mettendo in mostra un pò di gioielli. (1999)


Oasis – Acquiesce
Primal Scream – Star
My Bloody Valentine – Soft As Snow (But Warm Inside)
Teenage Fanclub – Mellow Doubt
Boo Radleys, The – Free Huey
3 Colours Red – This Is My Hollywood
Edward Ball – Love Is Blue
Sugar – JC Auto
Jesus And Mary Chain – Cracking Up
Super Furry Animals – Gathering Moss

CREATION COMPILATION

venerdì 1 luglio 2011

Johnny Marr + the Healers "Boomslang"


Dischetto decisamente senza pretese questo, ma anche senza grosse ambizioni. Guitar pop con pochissimi guizzi e il fatto che alla chitarra ci sia un talento puro come Johnny Marr ti fa pensare che forse queste canzoni siano giusto gli scarti degli scarti.
Da sentire mentre si va in macchina, ma avolume basso dai! (2003 Reincarnate Music)

Solitamente all'indomani dello scioglimento di un grande gruppo si ha l'uscita nel mercato discografico dei progetti solisti degli ex-membri, applicando una regola seguita almeno come quella che recita "gol sbagliato, gol subito". Sicché l'annuncio che Johnny Marr, chitarra dei gloriosissimi Smiths, esca nel 2003, 16 anni dopo lo scioglimento dello storico gruppo di Manchester, con una band che porta il suo nome e con un album di brani nuovi di zecca, "Boomslang", è perlomeno soprendente.
Dopo anni di svariate collaborazioni alcune prestigiose (The The, Talking Heads su tutte) e un progettino di scarso successo di nome Electronic, Marr si fa accompagnare in quest'avventura dal bassista dei Kula Shaker, Alonza Bevan, e dal figlio di Ringo Starr, Zak Starkey, alla batteria.
Sorpresa nella sorpresa, Marr, oltre a firmare 10 pezzi su 11, è dotato anche di una voce di cui non eravamo a conoscenza e fa perciò il front-man a tutti gli effetti. L'attacco del primo brano di questo "Boomslang", "The last ride", rivela una grinta e un suono che di sicuro non porta alla mente i raffinati e malinconici arpeggi degli Smiths, ma più che altro le chitarre e una ricerca melodica che ricordano molto il cosiddetto brit-pop che negli anni scorsi ha prodotto molti record di vendita e pochi dischi memorabili.
Se i primi due brani sono sulla stessa falsariga, le cose vanno meglio con "Down the corner", dove la chitarra trova gli accordi giusti per una melodia di sicura presa, impreziosita da un piano molto alla Rolling Stones, e da lì il disco offre le sue cose migliori, proseguendo con "Need it"; dove un'armonica ricorda, stavolta sì, gli Smiths degli esordi, "You are the magic" un brano dal ritmo più funky dove un pizzico di elettronica dà un cambio di suono necessario all'economia del disco, e il blues di "Long gone" (l'unico brano firmato da tutto il gruppo).
Purtroppo il disco esaurisce le cartucce già a metà opera, dato che da lì in poi vivacchia in brani privi di originalità e di mordente, o che sembrano occasioni mancate come "Something to shout about", che si limita a un bella melodia senza seguito.
Le qualità del disco vanno cercate, oltre che nei già citati episodi migliori, nella cura che è stata messa negli arrangiamenti, soprattutto ovviamente per le parti di chitarra, e nel fatto che nel complesso è un disco ben prodotto, ma la sostanza rimane quella di un album che si va a spegnere dopo pochi brani, dove, se Johnny Marr canta in maniera apprezzabile, i due compagni di avventura formano una sezione ritmica senza infamia e senza lode.
Un disco curioso, in fondo, questo "Boomslang", uscito nel 2003 quando il fenomeno musicale a cui sembra guardare è sepolto da un pezzo; da un lato, una scelta coraggiosa, sincera e da apprezzare, da un altro, la sensazione che Marr abbia fatto come quelli che prendono l'autobus giusto ma nel senso sbagliato, e invece di trovarsi in centro si scoprono finiti in periferia...(Paolo Sforza - http://www.ondarock.it/)

- Last Ride
- Caught Up
- Down on the Corner
- Need It
- You Are the Magic
- Inbetweens
- Another Day
- Headland
- Long Gone
- Something to Shout About
- Bangin' On



JOHNNY MARR & THE HEALERS