domenica 24 giugno 2012

Tribes – Bologna – 20 giugno 2012 al Bolognetti Rocks






Chissà cos’avrà pensato Johnny Lloyd quando gli ho presentato la mia copia del disco degli Operahouse da far autografare. Sicuramente l’ho visto molto sorpreso. In realtà la sorpresa è stata anche mia, venendo a sapere da lui che nei Tribes vi sono anche altri due componenti che avevano militato in quel gruppo, ovvero il bassista Jim e il chitarrista Dan.

L’occasione era troppo ghiotta e così, in una bella chiacchierata prima del concerto assieme alla mia collega Federica (decisamente disponibili e cordiali i ragazzi, niente da dire!), tra le tante ho voluto anche sapere la loro opinione sul destino sfortunato di una band che avrebbe meritano ben altre attenzioni e riscontri. Ma, se fosse successo, forse adesso non starei qui a parlare della calda serata bolognese che ha visto sul palco del Bolognetti Rocks i Tribes, autori del buon album d’esordio ‘Baby’ e impegnati nel loro primo vero tour italiano, dopo una comparsata milanese di spalla ai Kaiser Chiefs.

Il colpo d’occhio è discreto (il concerto è gratuito e devo dire che l’affluenza è più che buona), il caldo è quasi opprimente (la corte ha il suo fascino, ma dentro non c’è un filo d’aria) e sono pure sotto il palco come non mi accadeva da un bel pezzo (guarda un po’cosa riescono a farmi fare le tre fanciulle con cui ero li).
I 4, in 50 minuti e 11 pezzi, mantengono ciò che avevano già promesso nell’esordio: indie guitar rock veicolato in modo diretto e melodico, che non guarda solo alla metà degli anni ‘90 (echi di Suede d’annata) ma sa catturare anche le urgenze e i riverberi dei gruppi di genere attuali (dai Razorlight ai Libertines). Non ci sono poi grosse differenze tra il suono in studio e quello live, chitarre e batteria già erano in evidenza sull’album, stasera non potrebbe che essere altrimenti, forse è la voce di Johnny che si perde per strada, più che altro per poca cura nei suoni che per effettiva mancanza a livello di corde vocali.
Stivaletti sporchi, pantaloni stretti, pochi fronzoli, poche concessioni a chiacchiere o ardite presentazioni dei pezzi, giusto qualche ringraziamento o una veloce constatazione di quanto faccia maledettamente caldo, mentre Miguel (batterista) e Dan (il “presunto” nuovo flirt, smentito, di Scarlett Johansson) catturano gli sguardi delle fanciulle presenti.
Se i picchi musicali della serata coincidono con gli ottimi singoli fin d’ora rilasciati dal gruppo (‘When My Day Comes’ e ‘We Were Children,’ con oculatezza, chiuderanno il set), c’è da notare che vengono suonate anche le due b-side tratte dall’E.P. d’esordio, dimostrando soprattutto in ‘Coming Of Age’ (e ‘Nightdriving’ a dire il vero) che anche quando il tiro rallenta e si fa più malinconico comunque il gruppo non perde la rotta.

Cancellata dalla set list ‘Himalaya’, forse avrebbe fin troppo spezzato il ritmo della serata.
Sembra appena iniziato ma invece il concerto è già finito. Accidenti. Parte un dj che rispolvera vecchi classici brit-pop, mentre Johnny rovistando tra il suo guardaroba da post concerto se ne esce con una camicia bianca penzolante che lo rende praticamente il clone di Massimo Troisi in ‘Non ci resta che piangere’.

Ma niente lacrime stasera, è tempo di drink, autografi e sorrisi più o meno sinceri per le foto di rito. Serata più che positiva!

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