lunedì 23 luglio 2012

Long Fin Killie "Houdini"




Poco da dire, perchè in realtà il buon "Telespallabob" su Debaser qui sotto dice già tutto lui, facendo una gran bella recensione di un disco e di un gruppo veramente dimenticato, recensione che sposo e che conpiacere posto sul mio blog.
Eclettici e sperimentali I Long Fin Killie meritano di essere riscoperti e riportai alla memoria...e qui, arriva il mio blog! Ecco il loro album d'esordio. (1995 Rough Trade)


Tre dischi incastonati e immersi nel bel mezzo degli anni '90, dedicati a tre personaggi morti presto e diventati a modo loro delle icone; in ordine di tempo (di uscita del disco) Harry Houdini, Rodolfo Valentino e Amelia Earhart: questo è il lascito musicale dei Long Fin Killie, un gruppo scozzese guidato dal polistrumentista Luke Sutherland e sostenuto da altri bravissimi musicisti.
Tre dischi assolutamente niente male dove l'esordio, datato 1995, acquisisce il titolo di gran gemma della loro carriera.
Vien veramente difficile pensare che un disco del genere sia stato praticamente dimenticato, anche se c'è da dire che altri gruppi del periodo erano riusciti a incidere dischi di valore assoluto finendo a distanza di pochissimi anni ad sparire e diventare un'evanescente ricordo portato avanti da quei pochi che li hanno amati all'epoca (un altro esempio sono gli Spain il cui disco migliore è uscito, guardacaso, nello stesso anno di "Houdini".
 Rimando alla recensione qui presente redatta da DonJunio per migliori delucidazioni). Harry Houdini era noto per le sue capacità di liberarsi da ogni tipo di trappola o impedimento fisico, come catene e camice di forza: un talento il suo che sembrava soprannaturale anche se lui ha smascherato sedicenti maghi e medium, era anche noto per essere uno degli acerrimi nemici dello spiritismo.
Il disco sembra pervaso da quella stessa atmosfera attorno al personaggio del titolo: una mistica oscura coperta sempre da una razionalità stilistica.
Allora è la batteria sempre in sottofondo, un rumore incessante scosso e smascherato da violini, sax e distorsioni feroci alla chitarra elettrica. Dentro ci si può trovare parecchi riferimenti, sarebbe arduo elencarli anche perché poi ognuno può magari privilegiarne uno in base a ciò che sente.
Il lavoro di David Turner alle pelli è notevole, Philip Cameron eletrizza con colpi di chitarra violenti e ritmici ma a completare il tutto ci pensa Sutherland grazie alla sua voce e alla sua abilità notevole come polistrumentista, infatti ogni brano è arricchito da strumenti via via molto diversi, dall'organo al mandolino.
Cosa resta dopo? Uno spettacolo denso di colpi di scena, vibrante e dinamico con una coda finale spettacolare (l'ultimo pezzo, "Unconscious Gangs of Men", con i suoi 14 minuti rappresenta l'apice dell'intero album), quasi come un numero di magia degno del miglior Houdini. Alla fine applausi e tanto stupore, visto che il sipario non è stato mai chiuso o, quanto meno, nessuno se n'è accorto. (http://www.debaser.it/)



- (A) Man Ray     
- How I Blew It With Houdini        
- Homo Erectus        
- The Heads Of Dead Surfers      
- Montgomery     
- Love Smoothes Allergy     
- Hollywood Gem
- The Lamberton Lamblighter        
- Corngold       
- Idiot Hormone       
- Rockethead On Mandatory Surveillance        
- Flower Carrier        
- Unconscious Gangs Of Men


LONG FIN KILLIE

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