venerdì 17 agosto 2012

Legnate ai Bloc Party!




La mia recensione per Troublezine sull'ultimo disco di un gruppo definitivamente andato in malora....


La decadenza mette sempre tristezza, Vedere un gruppo che arranca nel disperato tentativo di recuperare credibilità e vigore senza riuscirci, beh, non è piacevole.

Ecco, i Bloc Party si trovano in questa situazione. Dopo l'elettronica usata male in "Intimacy" (2008), break, rotture più o meno vere e dischi solisti risibili, si pensa che basti chiamare Alex Newport alla produzione e alzare il volume delle chitarre per tornare "quelli di un tempo", ma il gioco non funziona così.
Certo, le chitarre ci sono, rumorose e soniche, è innegabile, ma non è con una produzione a tratti al limite del finto "metalloso" andante che si possono coprire evidentissime pecche in fase compositiva. La polvere è troppa per un tappeto di così piccole dimensioni.

So He Begins To Lie in apertura ci mostra dei muscoli che poi saranno troppo fragili per sostenere l'album nella sua interezza, mentre 3x3 è una bella carta che arriva troppo presto, oscura e nervosa, con un Kele in vena di virtuosismi vocali, cosa che gli riuscirà ben poco in questo disco. Le scosse indie-dance-rock degli esordi ora sono tramutate in canzonette rumorose a tratti scambiabili per opere di System Of A Down di serie B, quando non emulano (purtroppo) altri "dopati" musicali come i Muse (nei momenti peggiori tra l'altro!). I Bloc Party attuali scelgono le strade meno ripide e più semplici, a discapito di una musica fatta con sincerità e passione. Molto più facile guardarsi intorno e adagiarsi nel già sentito o nella canzone "usa e getta" da catena di montaggio.

Non ci si riesce a spiegare altrimenti la calma piatta emanata da brani come Real Talk, Team A o la pseudo lisergica The Healing. Un pò di sussulti li mettono ancora una volta i pezzi più robusti, ma non si capisce perchè in Kettling ci si impegni buttare a mare una buona prima parte stile "vecchi Placebo" con una parte finale degna di un Billy Corgan in vena di delirio d'egocentrismo, per non parlare di Coliseum, che violenta un discreto attacco alla Beck con schitarrate che rimandano giusto ai Metallica più ridicoli di "Load " e "Reload". In alto i calici almeno per We Are Not Good People, che ci arriva dritta come uno schiaffo in faccia: ritmi sostenuti, chitarre deraglianti e incazzate e immaginiamo già il polverone sotto il palco.

Restano giusto un paio di pezzi (Day Four con i suoi arpeggi delicati e Truth che cerca di catturare la nostra attenzione con innocui "uuuhhh" pop) che vivacchiano più che altro perchè ci riportano alla mente sonorità già battute dal gruppo nel secondo disco "A Weekend In The City" (2007). Ma qualcosa di radiofonico? Mah, oltre alla già citata Truth, rimane V.A.L.I.S, che in realtà è la testimonianza emblematica di un gruppo che quando dismette i panni del "metallarino in erba" si ritrova impantanato in una serie di banalità impressionanti.

In conlclusione un album che non arriva alla sufficienza, senza singoli di rilievo (e sappiamo che, nel genere, se ti mancano i singoli il disco sarà dimenticato molto in fretta) e nel quale le melodie latitano paurosamente.

Viene proprio da chiedersi, con tristezza lo ammettiamo, se quell'esordio sfolgorante e avvincente del 2005, "Silent Alarm", non sia stato un vero e proprio fuoco di paglia, l'unico picco d'ispirazione così elevato per un gruppo che probabilmente non aveva in realtà fondamenta così solide come si credeva allora. Peccato.

Tracklist:

01. So He Begins To Lie
02. 3X3
03. Octopus
04. Real Talk
05. Kettling
06. Day 4
07. Coliseum
08. V.A.L.I.S.
09. Team A
10. Truth
11. The Healing
12. We’re Not Good People

4 commenti:

  1. Recensione purtroppo esatta. Gruppo completamente alla deriva. Ciao. Cris.

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  2. Concordo. Brutto disco. Ma a Milano a novembre vado a vederli comunque. Paolo

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  3. non un capolavoro, ma a me sta piacendo parecchio!

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  4. Mette tristezza sentirli così appannati.

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